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Disabilità intellettiva


La disabilità intellettiva è caratterizzata da deficit delle capacità mentali generali come il ragionamento, il problem solving, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di giudizio, l’apprendimento scolastico e l’apprendimento esperienziale. Tali deficit comportano una compromissione del funzionamento adattivo tale che l’individuo risulta incapace di soddisfare gli standard di autonomia e responsabilità sociale in uno o più aspetti della vita quotidiana, compresa la comunicazione, la partecipazione sociale, l’attività scolastica o lavorativa e l’autonomia a casa. Tale disturbo viene diagnosticato quando il bambino non riesce a raggiungere le tappe di sviluppo attese per la sua età nelle diverse aree di funzionamento intellettivo.

Criteri diagnostici

A) Deficit delle funzioni intellettive, confermati sia da una valutazione clinica che da test d’intelligenza standardizzati

B) Deficit del funzionamento adattivo che porta al mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socioculturali di autonomia e responsabilità sociale.

C) Esordio dei deficit intellettivi e adattivi durante il periodo di sviluppo

Gravità

Generelamente fino a pochi anni fa il livello di gravità del disturbo era definito in base al punteggio del quoziente intellettivo (QI) secondo la seguente classificazione:

Funzionamento intellettivo limite (FIL): QI compreso tra71 e 84.

Lieve: QI compreso tra 50-55 e 70

Medio: QI compreso tra 35-40 e 50-55

Grave: QI compreso tra 20-25 e 35-40

Profondo: QI inferiore a 20-25

Con la pubblicazione del DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), i livelli di gravità sono invece definiti sulla base del funzionamento adattivo e non più sui punteggi del quoziente intellettivo (QI), perchè è il funzionamento adattivo che determina il livello di assistenza richiesto. Inoltre i valori di QI risultano meno validi all’estremo inferiore della distribuzione del QI.  Il funzionamento adattivo riguarda tre ambiti: concettuale, sociale e pratico (ai fini diagnostici almeno 1 deve risultare molto carente).

Fattori di rischio

Possono essere individuati fattori di rischio prenatali quali sindromi genetiche (es. sindrome di Down, sindrome di Williams, dell’X fragile, di Prader-Willy etc.), disturbi metabolici, malformazioni cerebrali, malattie materne (compresa la patologia placentare), e influenze ambientali (es. alcol, droghe, tossine, agenti teratogeni). Le cause perinatali comprendono una varietà di eventi legati al travaglio e al parto che portano alla encefalopatia neonatale. Le cause postnatali comprendono danno ipossico-ischemico, disturbi convulsivi, deprivazione sociale grave e cronica e sindromi e intossicazioni tossico-metaboliche (es. piombo, mercurio etc.)